giovedì 30 maggio 2013

MANUALE DI AUTOCOMMISERAZIONE COL METODO STRABOWSKJY


Giovanni Alessandra Pezzodaorta e Giglio Pontecrasto da anni tengono corsi di autocommiserazione nelle università italiane basandosi sugli studi di Igor Sandiego Strabowsky. 
Questo nuovo e seguitissimo metodo “nasce dal bisogno fisiologico del soggetto di autopatetizzarsi pubblicamente”, fondandosi sulla struttura del coro greco ed in particolare sulle le sette fasi della parábasis, momento il cui il coro sfila davanti all'uditorio per esporre le proprie idee.
Come modulare la voce abbassando lo sguardo, come piangere in farsetto, come allestire un pianto
stando in ginocchio, come orinarsi addosso per istigare pietà, come affrontare il tema fertilità in pubblico, come elogiare i propri debiti, come dare la colpa a chiunque.
Questi alcuni dei capitoli che portano pian piano il lettore alla piena, consapevole e produttiva capacità di fare pena. 



MANUALE DI AUTOCOMMISERAZIONE COL METODO STRABOWSKJY
TRUMMITTA EDIZIONI
456 pag. 28.00€




KRITICA CRITICA3

                                                   kritica 3
                                    Pfich Nemmenthal


Se con Pollock la tecnica del dripping era assurta agli onori della cronaca, che dire delle opere di Pfich Nemmenthal, nel suo periodo di crisi esistenzialista?
Nemmenthal nasce il 10 Luglio del 1960 a Marinella di Propoli; il padre, Hernst Nemmenthal, è un umile fattorino. All'età di diciotto anni, conseguita la patente, si siede per la prima volta da solo nella vettura di famiglia; guardandosi stupito intorno, egli coglie proprio mentre sta guidando sia l'essenza ingannevole della realtà sia un platano secolare.
Al suo risveglio in ospedale, assecondando un misterioso impulso di pittura, imprime sul muro della sua camera l'opera prima che lo rende famoso in tutto il globo: “Segatura Verde”.
Percetto ambiguo, denominazioni artefatte, scollatura tra significante e significato: le sue opere di questo primo periodo non possono che lasciare l'animo tumefatto.
“Chilo di Riso”, “Piselli Novelli”, “Mandorle Volanti”, “Chiodi Misti”, e decine d'altri che in comune hanno l'ossessiva ripetizione, la convinta reiterazione, la texturizzazione del banale.
Come un timbro impazzito, Pfich continua a riprodurre all'infinito lo stesso piccolo elemento, considerando finito il quadro soltanto quando sonno o ira improvvisa lo colgono.
Durante la creazione di “Semi d'anguria nel piatto d'Agosto”, però, egli viene colto dalla Sindrome di Brucanest. Anche nota come “Insensibilità randomica”, Questa terribile sindrome gli causa, in momenti imprevedibili delle sue giornate, la perdita momentanea e completa di due dei cinque sensi a caso.
Questo fatto lo costringe a ritirarsi per alcuni anni dalla produzione artistica, ma ispirerà la corrente artistica del suo secondo periodo, la "Sprazzialità".


"Segatura Verde" (1978), olio su parete 
Vade Mecum Teaching Hospital, San Francisco.

martedì 28 maggio 2013

ELZEVIRO 3

3 LA GENTE è HORRENDA?
La sociologia deviante delle fosse. 


Ippolito Giusy Faurvier


Perché la gente che si incontra sui tram è piena di viscere? Perchè l'idea del sudore altrui non è confortante? Perché un ingegno calvo colto da forte tristezza come Durkheim alla fine non morì suicida? E' giusto parlare di "volontà d'omicidio giustificato" se una ragazza bionda e brutta viene soppressa per il solo fatto di essere una borseggiatrice? Che ora è?
C'era una branca poco conosciuta della sociologia delle devianze che nel 1978 avrebbe potuto rispondere a queste e altre domande.
Il suo primo teorico, Erzilio Frehensztain nel 1958 la chiamò semplicemente “sociologia della negazione poco convinta per domande dolorose”, ma fu il suo dogsitter Pierr Kuparnayaskjija a

devastarne i presupposti e riproporla a fine anni settanta indirizzandola verso il filone melanconico-esistenzialista (venuto fuori dall' undergraound degli atenei di Francoforte), e a darle fama.
Pierr Kuparnayaskjija durante una
 premiazione 
a Santa Ninfa TP Italia
Fino al 1980 furono tante le pubblicazioni ed i convegni, sembrava che la nuova sociologia deviante delle fosse, così battezzata dai suoi estimatori, potesse rispondere a tutte le domande sulla bruttura esistenziale, sulla penosità dell'esistenza e soprattutto sul senso di horrido che “l'altro” suscitava già dalla fine degli anni cinquanta.Laltro fa schifo” di Kuparnayaskjija divenne presto il manifesto del nuovo approccio sociologico tedesco, la nuova idea dell'altro (di matrice ottocentesca) è quella paradossale di uno “specchium non imparzialis”, snodo cocente di proiezioni riconoscitive, dove il referente principale, lo sconosciuto, è vissuto fisicamente come ri-proiezione di se stesso. Riprendendo Mead-Krawskosky (1928) ed il concetto che l'azione significativa di un organismo sorge come reazione psico-immagino-olfattiva all'azione di un' altro organismo, Kuparnayaskjija teorizza che la percezione della presenza di viscere interne all'essere umano porti alla consapevolezza delle feci, e quindi a repellerne il portatore.
Allo stesso tempo nel saggio “KakkaFreud” pone le basi dell'ambiguità (irrisolta) della sua stessa teoria, accondiscendendo alla teoria freudiana secondo la quale il controllo e l'espulsione dei prodotti del proprio corpo costituiscono uno strumento di regolazione delle relazioni con l’ambiente circostante, ma ponendo l'accento sulla forma di riconoscimento contrastante dell'intestino-altro secondo la legge del “non c'è spazio sociale riconosciuto per più di due entità defecanti” di Brusseau-Fourlou (1918), da cui la ormai nota cotraddizione Kuparnayaskkjijsnca.
Ad ogni modo l'assunto principale che se ne tira fuori da qualsiasi approccio teorico è sempre lo stesso: “l'altro fa schifo, ma io sono l'altro”, (facile evincere la posizione negazionista rispetto all'omicidio, pratica giustificata invece dalla vecchia “sociologia della negazione poco convinta per domande dolorose”). La dicotomia teorizzata dallo studioso non portò mai a nessuna soluzione, motivo per il quale Kuparnayaskjija nel 1979 brevettò le sue teorie, ne registrò il marchio e lo vendette ad una nota azienda di bibite del Colorado che ne detiene la patria potestà e i diritti d'autore, ragion per cui non è più possibile dal 1980 in poi (previa autorizzazione di un ignoto notaio del Colorado) asserire che la gente fa schifo.

lunedì 27 maggio 2013

L'IMPIANTO NARRATIVO DELLE LETTERE DI RICHIAMO NELLE AZIENDE DI CONGELAMENTO DEL PESCE

“Per chi vuole conoscere l'arte di trasformare una minaccia in un opportunità  di perdita” Trieste Fandango LA REPUBBLICA
“ un manuale essenziale per chi vuole impaurire con eleganza rimanendo dalla parte della legge” Elena Ponterchia ILSOLE24ORE
“oramai imprescindibile per capire la struttura dell'essere” Arcadio Zauberflote
“uno studio assoluto sulla linguistica giustificativa post-novecentina” Anonimo
“ I fratelli Gillo Testrori e Duilio Spragrea hanno finalmente messo nero su bianco le regole dello scrivere burocratico “ Zallo Negronolte IL FOGLIO
“ un capolavoro” Titty Mendoza LEORE



 L'IMPIANTO NARRATIVO DELLE LETTERE DI RICHIAMO NELLE AZIENDE DI CONGELAMENTO DEL PESCE
FRUSTRANTEDITORE 
780 pag. 12,00€

domenica 26 maggio 2013

IL PROFUMO DELLO STERCO AL TRAMONTO

Evurgarda Gionson Lasala è una bellissima ragazza di 49 anni che vive in Sud Africa col padre padrone Manzoio, un ricco bianco di origini siciliane arricchitosi con lo sfruttamento minorile.
Evurgarda da 16 anni ogni sera al tramonto raccoglie di nascosto le feci del suo amore segreto, le porta vicino al viso, le carezza e le annusa.
In quel profumo ritrova tutta la dolcezza dello sguardo e dei gesti dell'uomo che la accecante gelosia del padre impedisce di amare alla luce del sole.
Una mattina uno strano visitatore nudo scompiglierà la vita dei Gionson Lasala.

IL PROFUMO DELLO STERCO AL TRAMONTO
ONDADORI
258 pag. 14.00€



KRITICA CRITICA 2

A pochi il nome di Ramides Venceslao potrà dire qualcosa. Perché, dietro lo pseudonimo, si nasconde un uomo che, di punto in bianco, decise di condurre una vita parallela: il certamente rispettato Visduca di Cambria, Regilio. 

Noto soprattutto per la sua passione smodata per le candele esauste (di cui si vantava di possedere la più ampia collezione dell'intero Vecchio Continente), il Visduca non poteva certo rivelare pubblicamente che il suo hobby fosse la pittura: in Cambria, nel 200, la pittura era ritenuta, per usare le parole del noto storico genovese Pistassi (famosi i suoi scritti di fine settecento), “indenia tra le arti, praticata solo ne le taverne più abiette”.

Dismessi i panni nobili, Regilio quindi si recava ogni notte nel suo studio segreto, nel quale dava sfogo alla sua potenza creativa, potenza che poi serviva in pasto alle genti sotto il falso nome, per l'appunto, di Ramides Venceslao.

Pennellate vistose, arroganti, immaginifiche: questo era il suo stile, come evidente nel qui riportato “Trionfo di paesaggio in crosta”. La purezza di un ambiente natìo affascinante ma nel contempo felino, uno scorrere di poesie mai davvero accarezzate ma soltanto incerte. Il passo del concetto che lascia spazio all'improvviso erompere di una discrepanza, più che vera, dubitabile. Come l'animo umano mal si acquieta se non sovente sollecitato in tal senso, anche l'ambiente degenera in un turbinìo di idee potenziali e mai acquisite alla realtà.

“Trionfo di paesaggio in crosta” (206 a.C), acrilico su armadio, 
Degaudium Antropomorphic Musem, New York.

sabato 25 maggio 2013

ANOMALIE BUROCRATICHE NELLE FABBRICHE DI ALTOPARLANTI

Nella selva delle pubblicazioni sulle anomalie burocratiche europee e trans-europee, quelle sulle fabbriche di altoparlanti hanno un posto a parte per l'ormai sconfinata platea di interessati.
Arzabajenghje Stoykaswowskjiy, ex scioperante ed addetto allo smistamento di fogli di carta gialli nella segreteria di una delle più importanti realtà altoparlantiste ungheresi degli anni settanta, è uno dei più grandi esperti del settore, ed in pochi capitoli ci racconta
i segreti dell'amministrazione del settore minorile, la storia delle deroghe ai regolamenti aziendali, le tabelle con gli orari delle pause pranzo dimezzate divise per settori, gli avvisi falsi di licenziamento, il turnover per il posteggio sott'acqua e tanti altri piccoli segreti.
Un saggio ancora una volta imperdibile.

ANOMALIE BUROCRATICHE NELLE FABBRICHE DI ALTOPARLANTI

TRAMBULLO EDIZIONI
658 pag. 16.00€

venerdì 24 maggio 2013

L'ALTA VELOCITA IN BURKINA FASO

Ambè Gossu Assenbè è uno dei più noti giornalisti del Burkina Faso, da anni lotta contro l'opinione pubblica dell'Africa occidentale per vedere riconosciuto il proprio diritto a finanziare a spese proprie un circuito di alta velocità su rotaia che ristrutturi e accorci l'attuale rete ferroviaria in compensato e plastica.
Il suo progetto prevede un taglio di circa 250 km dei 600 attuali di ferrovia per potenziare la stazione della città di Banfora dove lui stesso risiede, con un ampliamento del numero delle panchine e della metratura di spazi appositi dove allevare gabbiani da volteggio per la pulizia esterna dei vagoni.
Nei collegamenti ad alta velocità tra Banfora, il villaggio di Dokoko dove risiede l'anziana madre e l'università di Koudougou, partner dell'Università Popolare degli studi di Milano, Assenbè vede l'unico modo per sfuggire alla noia ijnobilis, male sociale che ormai da sette anni sta decimando la gioventù del Burkina Faso.

L'ALTA VELOCITA IN BURKINA FASO
ORTEGAyGASSET  256 pag.  17.00€

kritica critica 1

     KRITIKA 1
                                             Antòine de la Pogwéyne 

Nato a Stalingrado nel 1940, Antòine fu il primo francese nato in Russia, cosa che fece di lui il primo russo di nazionalità francese. A soli quindici anni fu ammesso alla prestigiosa accademia delle arti antiche di Vladivostok, dove imparò le difficili tecniche del cesello su grafite e del pennello candido.
Espose al Guggenheim una serie di opere ispirate al concetto dell'ettolitro. Riuscì ad andare oltre le convenzioni, le convinzioni e le compulsioni della sua epoca.
Poco tempo dopo morì, stroncato dalla critica. 


“L'eau blue dans le blue” (1966) 
Olio su ceramica, Museo delle Arti Intermedie, Castelfoscoli. 
L'innaturale circoscrizione di libertà desemantizzate: tema che ritorna più volte nelle opere del Pogwéyne. In “L'eau blue dans le blue” c'è un forte compost emozionale: il tutto E' il contrario di tutto, pur rimanendo immutato: vero contrappasso iconoclastico di una modernità non necessariamente introiettabile, l'acqua è invisibile ma pur presente, una sorta di fermento cromatico autoreferenziale. Con maestria assoluta, Antòine rende conto con una sola forte immagine della domanda sulla vita, l'universo e tutto quanto: quarantadue tonalità di azzurro stanno lì a dimostrarlo.

VALERIO DE SAZANNES

giovedì 23 maggio 2013

ARZULIO PONTERCOLE e la pittura delle ginocchia durante la controriforma

Roberto Mcdonald, docente di storia dell'arte tridentina applicata al “De invocatione, veneratione et reliquis sanctorum et sacris imaginibus”, in questo deliziosissimo saggio mette in evidenza la poco conosciuta cerchia di pittori che contravvennero alle direttive del concilio di Trento concentrandosi esclusivamente sulla pittura delle ginocchia nude.
Arzulio da Pontercole, “ lo maestro de li menischi ”, della cerchia ne fu la personalità di massimo rilievo. Raffinatissimo pittore di ascendenza russo-caravaggesca fu prima priore in un convento gesuita della bassa padana e poi giocatore d'azzardo sulle navi genovesi. Qui, dove per via degli spazi angusti e affollati delle bische i giocatori erano spesso nudi, cominciò la sua passione per le ginocchia e per la pittura.
Una volta sbarcato cominciò a frequentare diverse botteghe , tra le prime quella del controriformato Scipione Pulzone da Gaeta dal quale presto fuggirà per divergenze d'idee, per approdare a quella di Vito Canaccio di Catrocathio detto “vitolammerda”, e lì cominciò la sua fortuna.
Pittora di cicli biblici mirabolanti Arzulio ottenne fama e danaro nonostante talune reticenze di ambiente Romano.
Morì in tarda età dopo il ritorno in convento come suora nell'ordine di San Benedetto. Questa è la sua unica biografia.


ARZULIO PONTERCOLE e la pittura delle ginocchia durante la controriforma
CANGRANDE EDITORE
251 pag. 98.75€

PAPA URBANO X E LA SCOMUNICA DEI CANI DA PASSEGGIO

1668, Lullio Enea Maschifinto, nipote del Duca di Pontrasaura, Pupillo di Giovanbattista Maria Pallotta e 225° Vescovo di Roma, viene eletto Papa col nome di Urbano X, il “Papa per una notte”. Cresciuto all'accademia papale di CaveCanem divenne famoso per la brevità del suo papato,
dal 23 Marzo 1668 al 24 dello stesso mese, giusto il tempo di promulgare una scomunica contro i cani da passeggio, negli occhi dei quali a parere suo “ si annida lo demonio”.
La mattina dopo, durante le sue solite passeggiate meditabonde nei pressi di Castel Sant'angelo, venne furiosamente sbranato da un cane mai identificato.
Benjamin Militello, uno dei più affermati studiosi di storia papale e storia dell'oltretomba, traccia la prima biografia di Papa Urbano X con meticolosa dovizia di particolari, riproduzioni di documenti dell'epoca e pubblica per la prima volta le foto a colori di tutto il collegio cardinalizio che lo elesse quel 21 Marzo 1668.

PAPA URBANO X E LA SCOMUNICA DEI CANI DA PASSEGGIO
CARCOCCI EDITORE   625 pag. 21.00€

lunedì 20 maggio 2013

LE GOTRAIANNIDI

Gotraianni è forse l'eroe greco nel quale è più facile riconoscersi, 
il capolavoro di Arsilio ce lo racconta in tutta la sua delicata potenza , da quando fu violentato a sua insaputa
da Zeleuco di Locri, alla folle lotta contro l'esercito di cani pazzi di Polìamo. Dalla sua proverbiale presa di coscienza che tutto è stato e sarà sempre vano, alla sua decisione di lottare per l'esercito dei calvi di Sallistide in cambio dell'ambìto pneumatorace di Pergamo. Dal suo tentativo di iscrizione all'albo degli architetti sotto la guida di   
Ermogene di Pirene fino alla sua mitica dipartita nel ventre di Meleyua, la vecchia e saggia pecora cieca che inghiottiva le nere navi del sud.
I quattordici versi che compongono il poema risplendono di nuova luce nella brillante traduzione di Alzio Fimagalli, e delle illuminanti note critiche di Scialpi.


LE GOTRAIANNIDI AZIZ EDITORE
1008 pag. 8.50€

lunedì 13 maggio 2013

IN CASO DI METAFORA

Quante volte avremmo voluto esortare il fattorino azteco della pizzeria egiziana con un: “ per l'amor del cielo corra a guisa di assetato cervo verso la desiata fonte”, o con un amico: “bisognerebbe palmagaggiare come un augello infra gli olivi”. Ora con il nuovo manuale del professor Vito Uittighenstain è possibile, un imperdibile raccolta di metafore del tardo IXX secolo per l'utilizzo giornaliero.

IN CASO DI METAFORA
VITAHORRENDA EDITORE
451 pag. 16.00€

giovedì 9 maggio 2013

COME RIMANERE VIVI DOPO LA MORTE


Jinno Cazzagally ha insegnato per anni rabdomanzia estrema all' universita del Real Madrid, dopo la sua morte ha cominciato a dedicarsi ad una serie di seminari sul selfrebirthing che gli hanno dato fama mondiale. 
Questo suo primo libro è la raccolta dei primi 123 seminari tenuti tra la Calabria e il Mississipi tra il 1978 e il 1981.



COME RIMANERE VIVI DOPO LA MORTE
VITAHORRENDA EDITORE

368 pag. 2€

mercoledì 8 maggio 2013

LA FOTOGRAFIA COME FORMA DI CONTRACCEZIONE

Peppe Arnone, riconosciuto come uno dei più grandi fotografi di moda esistenzialista, si presenta qui come teorico contro la “contraccezione fotografica” con un breve e folgorante saggio nato dalla sua esperienza sul campo della fotografia. Termine coniato dal fotografo appena 2 mesi dopo l'uscita della prima reflex digitale, contraccezione è per Arnone il “neo-complesso delle pulsioni autoriali inconsapevoli che guidano il processo di formazione dell'atto fotografico all' ombra della mancanza dell'indotto tecnico -oggettuale del sistema analogico. “Il medium fotografico come sublimatio dell'eros che contempla il risultato fisico dell'immagine concretamente legata ai liquidi omniotici delle camere oscure è finita da più di un decennio. La diminuzione dei tempi d'attesa, la fine dell'erotismo delle pellicole attorcigliate ai cilindretti neri, l'interruttore sempre abbassato che decreta lo spegnimento delle vecchie luci rosse dei camerini di sviluppo” sono per l'autore una scelta precisa nell'ambito della fotografia di moda, scelta che indica l'abbandono della volontà di fecondazione autoriale nel campo della fotogenesi in ambito tecnico-virile.
“Che l'imperante casta omosessuale a capo della moda voglia appropriarsi anche della fotografia?”, “che la digitalizzazione imperante porti all'annichilimento testosteronico?”
“che Dio abbia preso una decisione discutibile se non sbagliata?”
Questi alcuni dei tanti quesiti che ci pone Arnone nel suo difficilissimo saggio.

LA FOTOGRAFIA COME FORMA DI CONTRACCEZIONE
ENAUDI
21 pagine 38.00€

lunedì 6 maggio 2013

L'EIACULAZIONE PRECOCE NEL VENTENNIO FASCISTA

Lunno Sanchez Militello è nipote di Lunno Sanchez Militello, eroe antifascista che diede la vita per la libertà.
In queste pagine ricche di pathos e di ricordi viene fuori un interessante resoconto del ventennio, ed in particolare il biennio 1931-32, il più duro per chi soffriva di eiaculazione precoce.
Partita ufficialmente dalle parole dello stesso Mussolini nel discorso di Catrogna il 23 maggio 1924, la campagna di denigrazione porterà all'accusa di migliaia di “jaculatori traditori” che, considerati meschini, poco virili e sbrigativi “al pari d'una parrucchiera di provincia”, verranno derisi, incatenati nelle pubbliche piazze e spesso scompariranno nel nulla una volta entrati nei campi di recupero.
Sanchez Militello raccoglie testimonianze di ex-fascisti ed ex-prigionieri ed i loro ricordi di come il fenomeno fosse temutissimo anche all'interno della cerchia dei gerarchi, tanto da creare una commissione interna per la copertura delle fughe di notizie, la famosa Ghestazzo, ed un gruppo di ricerca per contrastare il fenomeno, che porterà alla fondazione dell'Istituto per l'Urologia Fascista, dove il 30 Aprile 1940 Lunno Sanchez Militello fece esplodere la sua prostata provocando decine di morti immolandosi così alla causa antifascista. 



L'EIACULAZIONE PRECOCE NEL VENTENNIO FASCISTA
ondadori 
258 pag. 11.00€

domenica 5 maggio 2013

PISCIAMINTESTA

Cosa accade quando il tradimento altera la personalità?
Liunno Shagakasi vive in Sicilia felicemente sposato con Elza, ama la sua vita e il suo hobby di prete part time, un giorno scopre di avere un gran numero di concorrenti in amore, cosa succede nella sua mente? Che effetti può avere l'improvvisa consapevolezza del tradimento a tradimento? Prostitute, droghe, portatori di handicap, cadaveri, soprattutto nani e strani vizietti, tutto servirà a saziare la sua vendetta che diventerà perversione sessuale, e forse, un nuovo lavoro sicuro.
Un romanzo verità misto tra fiction e indagine sociale che continua il neo filone della soc-tion, genere nato sulle Isole Fiji e sbarcato clandestinamente in Europa.


PISCIAMINTESTA
ON'DADORI
250 pag. 18.00€

venerdì 3 maggio 2013

SINTOMATOLOGIA E CAUSE DELLA MORTE DI PROFILO


La morte di profilo è ancora oggi uno dei misteri medici più studiati e meno conosciuti. Pinho Marotta, endopsicocrinologo specializzato in morte, ha analizzato migliaia di pazienti morti di profilo, intervistato le famiglie e studiato le cartelle cliniche messe a disposizione da 14 strutture tedesche.
Lo studio durato 38 anni ha portato alla sintetizzazione di poche ma sicure sintomatologie standard, come la depressione auricolare, la tumefazione del pube, la caduta delle labbra, la tristezza dopo il tramonto, rintracciando anche una serie di cause e concause che caratterizzano la genesi della malattia.

SINTOMATOLOGIA E CUSE DELLA MORTE DI PROFILO
VITAHORRENDAEDITORE
18 pag. 15.00€

giovedì 2 maggio 2013

LE FACCIATE PROTO-MARXISTE NELL 'ARCHITETTURA STALINISTA DEL PIANO REGOLATORE DEL PCI NELLA PROVINCIA ITALIANA IN VAL PADANA NEGLI ANNI SESSANTA

L'architettura stalinista nel nord Italia dalla fine degli anni 50 in poi ha sofferto di un vero e proprio scisma al suo interno determinato dalla contrapposizione estetico-politica riguardo alle facciate delle abitazioni popolari tra stalinisti puristi e giudaico-marxisti.
Scisma che ha portato al sequestro dell'architetto Elfio Carogna nel 1962, ed alla sua misteriosa morte per mezzo di una lavatrice.
Il volume ripercorre quegli anni alla luce del piano regolatore manovrato dal PCI e da 2 progetti insabbiati che Tazio Pincherledi ha trovato quasi casualmente in una cantina della bassa Padana.


LE FACCIATE PROTO-MARXISTE NELL 'ARCHITETTURA STALINISTA DEL PIANO REGOLATORE DEL PCI NELLA PROVINCIA ITALIANA IN VAL PADANA NEGLI ANNI SESSANTA
LA QUINTA EDITORE
258 pag. 28.00€

mercoledì 1 maggio 2013

LA SANITA' DELL'ANO E ALTRI SCRITTI

Nerkio Grogio Epatone, conosciuto solo in ambito accademico, fu un controverso discepolo di Platone famoso nel IV secolo a.C. per le sue personalissime ed ambigue teorie sul corpo.
La sua idea, di impronta plato-shivaico kashmira, è quella del corpo come errore, come intermezzo separotore, “corpus interruptus”, tra due poli opposti. La zona dell'intestino rettale è quella dove risiede l'energia fisica, creatrice humana e terrena, quella attorno all'ipotalamo è invece deputata al contenimento dell'Idea, l'unica forma di astrazione che maggiormente può avvicinarsi a Dio, ma è impossibile per Epatone che i due poli si tocchino per ri-generare il cosmo senza un aiuto esterno.
E' nel poco noto scritto sulla Sanità dell'ano che il filosofo esorta all'utilizzo di certe delicatissime e particolareggiate pratiche non completamente invasive come unico modo per entrare in contatto con il mondo delle idee, pratiche che oggi potrebbero definirsi soft-sadomaso.
Il testo originale giunto in diversi frammenti è stato tradotto per la prima volta dal Prof. Luigi Tremmorti, illustre astropatologo di Torino. 


LA SANITA' DELL'ANO E ALTRI SCRITTI
MAX JACOB EDITORE
459 pag. 55.00€