giovedì 20 marzo 2014

GUARIRE DALLA DEPRESSIONE CON L’ANSIA

Alabardo Pratostefano, Miranka Steatovich e Lyllo Von Euerbach sono professori emeriti di "determinologia euristica e prodotti finali della tristezza" presso il dipartimento di psicopatologia estrema all'università di Tashkent in Uzbekistan, e docenti di "ahiahiawè"  all' universita di Bamako nella repubblica del Mali. Già docenti di storia dell'ansia e analisi della depressione, da anni lavorano come divulgatori part time di un nuovo approccio alla depressione maturato in anni di esperienza diretta sul campo.  
La loro tesi parte dal concetto Himmleriano che "il male maggiore potrebbe essere il minore se così lo si considera o forse è meglio avere un male minore affinché si possa sconfiggere il maggiore, in realtà non saprei(da "Himmler a volte va in spiaggia, autobiografia di un ministro degli interni", 1941), tesi che porterebbe alla conclusione che una seria concordata di attacchi d'ansia, determinati dapprima sotto controllo medico, poi normalmente prescritti ed attuati in autonomia, nel giro di otto anni possano debellare qualsiasi stato depressivo in un giovane bianco di 76 kg. circa, trasformando la depressione da disturbo invalidante in simpatico modo di essere. Il testo secondo lAPA -American Psychiatric Association- , la quale ha emanato una sentenza di condanna a morte per i tre autori, "non ha alcun motivo d'esistere ma è mirabilmente scritto, non vuole essere un saggio scientifico, non adotta termini per gli addetti ai lavori, ma è stato pensato per il grande pubblico ed illustra in maniera semplice alcuni esempi di tecniche per procurarsi piccoli attacchi d'ansia per meglio tollerare la depressione".


GUARIRE  DALLA  DEPRESSIONE CON L’ANSIA
Alabardo Pratostefano, Miranka Steatovich, Lyllo Von Euerbach
Vitahorrendaeditore
2568 pag. 38.00€

mercoledì 5 marzo 2014

E SE DIO ESISTEREBBE

Nel 2001 il giornalista sportivo Wolfgang Bang ed una piccolissima troupe sono stati ricevuti a casa di Dio, dove hanno potuto girare le immagini  (che verranno trasmesse in anteprima su Almanaccum) di una divinità stanca e dimagrita a colloquio con il suo psichiatra di scuola freudiana (che per motivi di deontologia professionale rimarrà anonimo). Il ritratto che ne viene fuori è quello di un signor Dio insicuro, affetto da sindrome di personalità multipla, che ha saltato a piè pari la "fase di latenza", con diversi problemi di schizofrenia. Un Dio un po svogliato, disattento ma coltissimo, arrabbiato, deluso e profondamente malinconico. Consapevole di avere creato, per solo diletto e noia, delle figure assai meschine lungo il corso della storia del mondo, come quella di Hitler, di Stalin, di Albano Carrisi, Sergej Gennadievič Nečaev, Napoleone, Greta Garbo, Costantino IX Monomaco e tanti altri, continua a confondere il suo interlocutore parlando per lungo tempo di se e dei suoi ardori giovanili, insistendo sulla sua condizione di orfano eterno ma citando Spinoza come l'unico che lo abbia mai veramente compreso, derubricando il diluvio universale o la santa inquisizione come "classici atti di ribellione adolescenziale di poco conto" ma mostrandosi fortemente contrariato dalle decisioni del Congresso di Vienna e poco d'accordo con la scelta dell'arredamento dei dormitori del campo di sterminio di Treblinka. Un Dio che continua ad incuriosire e che si è definito "burlone ma presente" confessando di aver tentato di indottrinare di nuovo il mondo, nella seconda metà degli anni settanta, tramite Woody Allen. Dopo l'ultima intervista rilasciata ad una pastorella caucasica nel XVIII secolo e persa subito dopo tra le fauci di un orso bruno a Tyrnyauz nella Repubblica Cabardino-Balcaria, questa è l'unica su carta stampata, e scritta in presa diretta.


E SE DIO ESISTEREBBE
WOLFGANG BANG
VITAHORRENDAEDITORE
1265 Pag.

giovedì 27 febbraio 2014

IL COMMIATO DI PRHEHEWJHUIOP

Dopo il temibile successo di "I SEGRETI DI MESFERFESTDSD TRESNSFS" Frangiacomo Giacofiglio torna con il suo quarto romanzo, frutto di anni di studi e tratto da una storia vera. 
Awaeilala Ley è una giovane appartenente alla tribù M'Baka che vive  a Prhehewjhuiop,  piccola bidonville di ventotto milioni di abitanti nella Repubblica Centrafricana, durante il dominio di 
Jean-Bédel Bokassa. Insospettita dalle continue sparizioni di cani randagi e giovanni albini chiede aiuto ad alcuni spiriti maligni che vivono dentro di lei sotto forma di "voci" e dopo sedici ore di indagini riesce a scoprire la sordida verità. Intuendo che la follia dietro a quel mistero è imputabile ad ogni singolo abitante di Prhehewjhuiop, denuncia l'accaduto alle autorità costringendo così l'intera comunità, secondo la tradizione, a lasciare il villaggio con un colossale commiato consistente in un breve rito che prevede ventotto milioni di strette di mano al capo tribù, al quale seguirà un suicidio di massa. Quel giorno Ley scoprirà il dolore e la solitudine. Così comincia l'ultimi lavoro di uno dei più grandi romanzieri di questo secolo, meraviglioso spaccato sul quotidiano della vita nel centro dell' Africa durante gli anni sessanta scritto in un magistrale bianco e nero.


IL COMMIATO DI PRHEHEWJHUIOP
FRANGIACOMO GIACOFIGLIO
758 Pag. 21.00€
Paiedeya ed.


venerdì 14 febbraio 2014

BESTIARIUM 3




Yalba Evenhevlham, immenso conoscitore del Tanàkh e grandissimo talmudista del suo tempo, fu affetto dalla fantasiosa sindrome di Kaiser-Gorgone, una sofisticazione genetica della sindrome di Roitier-Goldrake. Fisicamente constava di un miscuglio informe senza arti inferiori con una testa di panda gigante dello Sichuan ed un innesto naturale con un corno francese (aberrazione genetica ancora poco conosciuta). Nato e cresciuto a Tel Aviv il suo aspetto non gli permise di studiare in sinagoga per via dell'intransigenza di alcuni rabbini, dovette quindi imparare a ballare il foxtrot (come richiede la tradizione ebraica secondo i consigli dei profeti nel Neviìm Rishonim) per potere accedere alla sapienza, e per quattro anni prestare servizio presso le Forze di Difesa Israeliane come bestia da aizzare contro i palestinesi ritenuti più estremisti. Divenuto famoso per le sue fattezze e la sua sapienza nella prima metà degli anni sessanta, rinnegò la sua fede e la sua appartenenza allo stato di Israele per questioni politiche. La pelliccia della sua parte di panda giace ai piedi della scrivania di un funzionario comunale di Gerusalemme.  

giovedì 13 febbraio 2014

MI SA CHE HO UCCISO KRISHNA


Il terzo romanzo di Jonathan Blunwein.
Antony Uenghi è un insegnante di uzbeko, ha inciso decine di album suonando musica classica spagnola, ha viaggiato in ogni dove. Alla soglia dei cinquant'anni, stanco della sua vita piatta, uccide la moglie, compra un camion da rimorchio e fugge da tutto alla ricerca di Dio nella speranza che possa guarirlo dalla depressione e al contempo spiegargli il funzionamento del fondo monetario europeo. Saranno tanti i personaggi che incontrerà e che cambieranno la sua vita, in particolare il vecchio P., un sosia di Mozart, che lo convincerà a rapire un piccolo bambino azzurro che poi si rivelerà essere Krishna, l'unico dio che Antony vedrà mai. Ogni bizzarra figura che incontra è solo la proiezioni di quello che avrebbe voluto essere, di ciò che forse diverrà. Tutto è incerto e affascinante come le notti e i tramonti che si susseguono e che lui osserva avidamente dall'interno della cabina del suo camion tappezzata di foto di Papa Wojtyła. La fine, prologo dell'inizio della storia vera e propria, comincia da un atto che ormai è un classico nei romanzi di Blunwein, il massacro prima verbale e poi fisico di una divinità indiana, fino al coma e poi alla morte.

JONATHAN BLUNWEIN
MI SA CHE HO UCCISO KRISHNA
FSTRKTR EDITORI ASSOCIATI
458 pag. 25.00€

martedì 11 febbraio 2014

IL CAPPOTTO A MANICHE CORTE tragedia di uno stilista effeminato in Algeria

Algeria, 1954. Ibrahim Rosa Walhid ha già 24 anni, da sei mesi è tornato da Parigi dove è riuscito a coronare il suo sogno: diventare uno stilista.
Nella capitale francese ha vinto il premio “merdè gnè gnè” per il miglior cappotto a maniche corte dell'anno, ha trovato la somma per avviare una propria linea in Algeria ed ha anche trovato un modo per esportare la sua creazione in America: Yosla, un tubista ebreo polacco di origine yemenita che conosce l'inglese.
L'Algeria dei primi anni cinquanta è un universo pieno di contraddizioni e povertà, la strenua lotta per l'indipendenza dalla Francia porta ad un feroce odio verso l'occidente corrotto e demoniaco, la vita non è di certo facile per un giovine che sin dai primi anni di scuola è noto
 come “la frocetta rachitica” o “penoso sodomita”. L'Algeria dei primi anni cinquanta è anche un luogo tempestato dal sole dove il cappotto a maniche corte è per il Corano “la veste del demonio” ed è peccato gravissimo indossarlo. In Francia il dilemma per Ibrahim era la scelta tra il sacrificio dello stile o del comfort, nella sua terra è tra la ribellione o la morte, l'innovazione o la tradizione, tra un piatto di masfouf e un giovinetto imberbe. La fatidica mattina del 1 Novembre 1954 uscirà di casa vestito di rosa con un enorme tubo d'acciaio a tracolla ed un forbicina per unghie in mano verso la folla che in piazza sta dando vita alla guerra d'indipendenza algerina, mentre qualcuno, sottovoce, vomita sullo sfondo.

"il romanzo più bello che abbia mai letto" Lilly Posteeberg
"forse il capolavoro di questo secolo" Santoro Bonfenbrenner
"madonna mia" Elio Poltergheist

IL CAPPOTTO A MANICHE CORTE
ALSO AGRAFHAT IBN AHWAHL
alhagjkjhad editore
365 pag. 23.00€